Violenza a scuola: il cyberbullismo

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Con questo articolo affrontiamo un argomento di grande attualità: il cyberbullismo, ossia una realtà violenta che, purtroppo, sta affliggendo sempre più la nostra società e la nostra scuola, già segnate da tanti elementi negativi.

La violenza a scuola

Quando diciamo di “grande attualità” non si vuole significare che in passato la violenza nelle scuole era una perfetta sconosciuta, ma solo che recentemente la risonanza tematica di questa problematica si è acutizzata, anche in virtù di alcuni avvenimenti recenti.

Innanzitutto occorre premettere che la violenza, intesa come un atteggiamento generale psico-sociale, entra nella scuola dalla società esterna e dalle famiglie, per cui è da qui che bisogna partire per analizzare il problema all’interno dell’istituzione scolastica.

Società e famiglia

La nostra società, purtroppo, è piena di violenze: i media, la cinematografia e Internet sfornano continuamente immagini e realtà violente, e a ciò si aggiungono anche i telegiornali, che tendono ad esaltare questo tipo di informazioni a discapito di quelle più positive.

L’altra componente in entrata, come detto sopra, è la famiglia; anch’essa focolaio di violenza, è però succube della società, e quindi apportatrice inferiore, rispetto alla prima, nei confronti della scuola.

In quest’ultima realtà, quindi, confluiscono gli input negativi di violenza ed è chiaro che in un ambiente più o meno limitato, con una serie di regole basilari da rispettare, gli elementi più recettivi negativamente implodono in sé stessi, reagendo contro la struttura e prendendosela contro le cose, se non contro le persone, insegnanti o compagni che siano.

Cyberbullismo e soluzioni

Il fenomeno del Cyberbullismo, ossia mobbing in Internet, è una realtà che si sta diffondendo sempre più all’interno della scuola: gli adolescenti si avvalgono dei media digitali per diffondere, tramite uso di Internet, cellulari o Facebook, immagini o filmati spregevoli e diffamatori.

Il cyberbullismo è un fenomeno molto grave perché in pochissimo tempo le vittime possono vedere la propria reputazione danneggiata in una comunità molto ampia, anche perché i contenuti, una volta pubblicati, possono riapparire a più riprese in luoghi diversi.

Gli autori, i cosiddetti “bulli” o il cosiddetto “branco”, spesso sono persone che la vittima ha conosciuto a scuola e subisce da questi ricatti e pressioni psicologiche che poi hanno effetti devastanti sia a livello psicologico sia a livello sociale. Spesso i genitori e gli insegnanti ne rimangono a lungo all’oscuro, perché non hanno accesso alla comunicazione in rete degli adolescenti.

Tuttavia “solo attraverso l’educazione l’uomo può diventare un uomo; l’uomo è ciò che lo rende l’educazione” (cit. I.Kant) per cui è necessario che in futuro si scelga la via di classi sempre meno numerose, con l’assistenza sempre maggiore di sociologi e psicologi specializzati, e mediatori socio-culturali, e soprattutto si affronti definitivamente una regolazione seria dell’uso dei cellulari in classe.

a cura del Prof. Avv. Vincenzo Filiberti

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