Il punto della situazione sulla scuola: contratto, retribuzioni e nuove prospettive

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Sono tante le novità introdotte nel settore scuola, importanti i problemi registrati e numerose le speranze per un futuro nuovo: a fare il punto della situazione è Fabiola Ortolano.

Il Contratto Collettivo di Lavoro

Il rinnovo del Contratto Collettivo di Lavoro nel comparto Istruzione e ricerca ha introdotto un vero e proprio nuovo modello contrattuale:

  • la scadenza giuridica e quella economica sono unificate, dovendosi rinnovare ambedue ogni tre anni;
  • sul versante stipendiale è stabilito un aumento medio di 96,00 €, la cifra più alta rispetto agli aumenti di tutti gli altri comparti della Pubblica Amministrazione.

Le novità principali, dal punto di vista normativo, riguardano, inoltre, le innovazioni introdotte per “sanare” gli aspetti più invasivi introdotti dalla legge 107/2015: sono stati infatti sottratti 200 milioni di euro, destinati al bonus premiale, la cui assegnazione era gestita dal Dirigente Scolastico, affinché potessero entrare in parte nella retribuzione tabellare e in altra rimesse al confronto in sede di contrattazione d’istituto, tavolo di cui sono componente fondamentale le RSU.

L’altra novità riguarda il mantenimento del principio della titolarità di scuola con possibilità di mobilità sulla stessa, anziché il trasferimento su ambito con la chiamata diretta del Dirigente Scolastico, come prevedeva la 107.

Inoltre, essendo già previsto nell’accordo del 30 novembre, ai sensi del Testo Unico del Pubblico Impiego è stata restituita piena dignità alla contrattazione d’istituto attraverso la modifica della disposizione legislativa che riteneva la legge inderogabile rispetto ai contratti. Le decisioni di conseguenza tornano essere collegiali e discusse in sede di confronto sindacale.

Nel Contratto è stato, poi, introdotto un articolo fondamentale che introduce il concetto di “Comunità educante”, l’articolo 24,:

appartengono alla comunità educante il Dirigente Scolastico, il personale docente ed educativo, il DSGA, il personale amministrativo tecnico e ausiliario, nonché le famiglie, gli alunni degli studenti.

Il prossimo obiettivo, al quale dovrà far fronte il nuovo governo, sarà quello di individuare le risorse necessarie per rinnovare il prossimo Contratto che avrà validità per il triennio 2019-2021.

Problemi e prospettive future

Certamente per il futuro rinnovo bisognerà tenere conto della situazione delle retribuzioni del personale della scuola rispetto agli altri paesi dell’Europa: lo studio condotto dall’OCSE, nel giugno 2017, evidenzia che il nostro paese ha il corpo insegnante più anziano rispetto a tutti gli altri paesi dell’Unione, inoltre l’Organizzazione segnala che l’Italia è anche quello con le retribuzioni più basse.

Non dobbiamo dimenticare, a tal proposito, che i salari degli insegnanti possono avere un impatto diretto sulle questioni economiche di più larga considerazione nazionale. Evidente che la colpa dell’età elevata tra gli insegnanti italiani è da ricercare in una serie di effetti dovuti a questioni sociali e normative, un esempio su tutti l’approvazione della “Legge Fornero” che obbliga ad andare in pensione a 67 anni!

Per quanto riguarda i salari questi sono, come detto, relativamente bassi, variando tra il 76% e il 93% della media OCSE che riporta queste cifre:

  • 38.253 dollari all’anno per le scuole dell’infanzia;
  • 41.300 per le scuole primarie;
  • 43.374 per le secondarie di primo grado;
  • 47.165 per le secondarie di secondo grado. 

E ancora, se guardiamo il quadro degli aumenti-diminuzioni del 2008 al 2017 in alcuni Paesi europei, la retribuzione dei docenti in Italia è diminuita del 7% a differenza di Paesi quali la Germania, aumento del 10%, l’Irlanda, aumento del 13%, la Norvegia, aumento del 9%, per citarne alcuni; gli unici messi peggio di noi sono i greci che hanno subito un taglio del 30%. 

L’altro fattore che ha portato a questa drastica situazione è stata la politica degli ultimi governi che ha avuto come comune denominatore la riduzione degli investimenti per il settore scuola: i tagli ad esempio nel 2009-2011 sono stati di oltre 8 miliardi e 13 milioni, Legge 133/2008; queste somme sono state appesantite da altre manovre di risparmio che hanno fatto sì che già nel 2014 lo Stato avesse risparmiato, nel solo Settore Scuola, 21 miliardi e 696 milioni di euro. 

Non per ultimo nella nostra analisi è anche da considerare il taglio di posti degli organici fatti alla scuola a partire dalla Riforma Gelmini che ha agito sulla diminuzione generalizzata del tempo scuola: il risultato è stato una riduzione di 146.000 unità è tra personale docente ed ATA.

Per quanto detto, sarà necessaria una nuova partenza per continuare ad affrontare i problemi attuali e prevenire possibili scenari al negativo per il futuro.

di Fabiola Ortolano

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