Sciopero scuola 10 dicembre: proteste per l’obbligo vaccinale e non solo

L’introduzione dell’obbligo vaccinale per i docenti e il personale Ata è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il 10 dicembre 2021 è previsto uno sciopero per tutta la categoria del mondo della scuola proclamato da Anief.

La tensione già si respirava da diverse settimane per colpa di una serie di tematiche affrontate dai sindacati e mai accolte dal Governo.

La decisione di aggiungere la categoria del personale scolastico a quelle che devono obbligatoriamente sottoporsi a vaccino per svolgere le proprie attività, ha convinto le parti sociali a indire uno sciopero per venerdì 10 dicembre. Per approfondire l’argomento clicca qui.

Non è solo l’obbligo vaccinale in se ad aver scatenato la reazione di Anief. Si fariferimento alla disparità di trattamento tra la categoria dei dipendenti scolastici e il personale sanitario, che ha l’opportunità, in caso di rifiuto, di essere adibito ad altre mansioni.

Per il personale scolastico, invece, scatta la sospensione e il blocco degli stipendi senza alcuna altra possibilità nemmeno presentando il tampone.

Le misure entreranno in vigore a partire dal prossimo 15 dicembre.

Disposizione di Marcello Pacifico

Il presidente Anief Marcello Pacifico spiega come il personale scolastico non può contare nemmeno sulla “possibilità, prevista ad esempio per il personale sanitario” di poter adibire i lavoratori della scuola non vaccinati “ad altro compito o mansione, configurando in tal modo una palese discriminazione nei confronti del personale scolastico da valutare anche sotto il profilo della legittimità costituzionale”.

Una disposizione che stona ancora di più per via della “assenza di provvedimenti atti a una significativa riduzione del numero di alunni per classe”, non consentendo quindi “di garantire lezioni in sicurezza, attraverso il rispetto di un congruo distanziamento tra alunni e docenti, e non” soddisfano “le esigenze di una didattica realmente inclusiva, efficace e di qualità”.

Pacifico ricorda anche che “il mancato stanziamento di risorse in misura sufficiente, con il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto Istruzione e Ricerca, non garantisce aumenti stipendiali che consentano il recupero del potere di acquisto delle retribuzioni del personale scolastico, eroso negli ultimi 12 anni dall’aumento del tasso di inflazione. Allo stesso tempo, impedisce la possibilità di introdurre ulteriori e necessarie tutele salariali come, ad esempio, un’indennità di rischio COVID-19 per il personale scolastico che lavora in presenza, sulla scorta di quanto già deciso per altre categorie di lavoratori dopo l’inizio della pandemia”

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