Riforma della scuola: tra diritto, politica e società

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Come già anticipato nelle precedenti pubblicazioni, ci si soffermerà in questo, come nei prossimi articoli, sull’attualissimo tema della Riforma della scuola, la legge n.107/2015.

Questa legge, infatti, rappresenta un momento basilare della scuola italiana odierna; avversata, odiata, esaltata, contestata o ipervalorizzata, in ogni modo la si voglia vedere o trattare è ormai da tre anni al centro del diritto scolastico, con tutti gli annessi e connessi.

Lo svuotamento delle G.A.E.

Il punto che ci preme affrontare per primo (a cui seguiranno gli altri nelle prossime pubblicazioni) è però quello del cosiddetto “svuotamento delle G.A.E.”, ovvero la conclamata assunzione di tutti i docenti immessi in G.A.E. (Graduatorie Ad Esaurimento); il legislatore, e qui entriamo in un discorso politico, ha affermato, nei lavori preparatori, che era costretto a questo passo dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’U.E. contro i cosiddetti “precari di Stato”, ossia in favore di tutti quei lavoratori che pur avendo lavorato per più di tre anni per la Pubblica Amministrazione, non avevano ancora ricevuto una proposta di contratto indeterminato.

Si trattava, però e a mio modesto giudizio, di una falsa costrizione, innanzitutto perché il Parlamento nazionale ha il diritto di ottemperare nei modi e tempi che sovranamente ritiene sufficienti ed indispensabili, ed in secondo luogo perché di cosiddetti “precari di Stato” non ne esistevano ed esistono solo nella Pubblica Istruzione, ma anche in tanti altri settori, come ad esempio la Giustizia (si veda il caso dei magistrati onorari).

Una norma poco chiara

In realtà si è preferita una soluzione frettolosa ed economicamente costosa, anche se da un punto di vista politico-economico in grado di dare una boccata d’ossigeno ad una asfittica domanda interna, senza contare il possibile immaginario ritorno politico in chiave elettorale (che però poi è mancato, come si vedrà).

La norma, quindi, si è rivolta in maniera volutamente non chiara a tutti i docenti in G.A.E. da anni, senza fare alcuna differenza tra quelli che stavano lavorando nella scuola o avevano smesso da poco e quelli, invece, che non vi lavoravano da anni o addirittura non ci avevano mai lavorato, promettendo a tutti indistintamente un contratto a tempo indeterminato, facendo intendere la chiusura quasi immediata delle G.A.E. per coloro che non aderivano.

Ma questo non è l’unico segno evidente della leggerezza del legislatore, dato che lo stesso, mosso evidentemente da fretta immotivata e pur di garantire un posto a tutti comunque e dovunque, ha creato l’ibrida figura dell’organico potenziato, di cui parleremo nel prossimo articolo.

a cura del Prof. Avv. Vincenzo Filiberti

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