Nuove metodologie didattiche: il Problem Solving

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Risolvere problemi è un’attività quotidiana che ci accompagna nella vita personale e professionale: per questo è importante imparare a gestire e ad approcciarsi alle situazioni inaspettate da risolvere già a scuola. Di questo si parla quando si definisce il Problem Solving.

Cos’è il Problem Solving

Un problema può essere definito come la situazione in cui si trova un essere vivente, il solutore, il quale desidera passare da uno stato dato ad uno desiderato, ma non può farlo tramite un’azione istintiva né mediante un comportamento appreso.

Il termine inglese Problem Solving è quindi il processo cognitivo messo in atto per analizzare questa situazione e trovare una soluzione. Si tratta di un concetto entrato a far parte di diversi settori professionali, un requisito inserito nei curricula e un metodo utilizzato ora anche nel contesto accademico e scolastico.

Infatti, nell’ottica del lifelong learning, sono le nuove competenze ad assumere maggior valore: il problem solving, il pensiero critico, la creatività, la gestione costruttiva dei sentimenti, le cosiddette soft skills.

Come usare le tecniche di Problem Solving a scuola

Se dai un pesce ad un affamato lo sfami per un giorno, se gli insegni a pescare lo sfami per tutta la vita.

Così recita un proverbio cinese e questo è il principio base a cui si ispira l’applicazione delle teorie del costruttivismo, per cui sono entrati in uso metodi come quello del cooperative learning LINK e del compito di realtà.

Il classico processo di apprendimento prevede l’utilizzo di procedure schematiche ed automatiche, acquisite precedentemente e semplicemente da riapplicare su problemi simili. Il PS si basa invece su operazioni cognitive in grado di offrire una soluzione inaspettata e mai raggiunta prima: secondo gli esperti questo approccio implica un ragionamento strutturato e finalizzato alla risoluzione di una situazione complessa, che non può essere ottenuta con l’automatica applicazione di procedure già note né con un approccio istintivo o intuitivo.

Nella procedura di problem solving si individuano 5 momenti:

  1. Comprensione: lo studente si approccia al problema, ne comprende le componenti e si chiede se ha mai incontrato qualcosa di simile;
  2. Previsione: inizia il ragionamento e ci si chiede di cosa si ha bisogno, si stima il tempo necessario per la risoluzione, gli strumenti utili;
  3. Pianificazione: questo è il vero e proprio inizio della fase di risoluzione, in cui si stabiliscono i dati in possesso, le conoscenze, in cui si fa ricerca;
  4. Monitoraggio: durante lo svolgimento del compito il ragazzo si chiede se sta raggiungendo la soluzione o deve cambiare approccio, se ha bisogno di aiuto o ha già qualche conclusione importante;
  5. Valutazione: alla risoluzione del problema ci si chiede se i tempi calcolati erano giusti, se è stata scelta la giusta prospettiva, dove sono stati fatti errori e come si può migliorare.

Una delle discipline in cui è più facile ed utile applicare il problem solving è la matematica: qui invece di proporre problemi aritmetici o geometrici automatici e risolvibili con formule univoche, può essere interessante presentare i quesiti in modo più complesso e meno diretto. Ma lo stesso procedimento può essere utilizzato non solo nelle materie scientifiche ma anche in quelle umanistiche, in modo da comprendere eventi e processi in modo completo e approfondito.

Perché è importante usare il Problem Solving

Grazie a questo metodo di apprendimento è possibile sviluppare una serie di abilità fondamentali per la vita futura del ragazzo.

In primo luogo la capacità di analizzare e valutare la propria attività cognitiva, avendo così consapevolezza dei vari aspetti del lavoro mentale. Una persona capace di individuare il tipo di ragionamento a cui è più portata, le difficoltà incontrate durante il processo risolutivo e i benefici ricavati, sarà anche in grado di scegliere per sé la strategia migliore o di trovare gli errori compiuti nel percorso di ricerca.

Inoltre, la capacità di elaborare un pensiero creativo, detto anche pensiero produttivo, da contrapporre a quello riproduttivo che procede per automatismi. Un approccio creativo permette di analizzare il problema da diversi punti di vista, di riformularlo in termini nuovi, ottenendo una visione globale della situazione, lasciando la possibilità di cogliere al tempo stesso le parti che la costituiscono e i nessi tra queste.

L’obiettivo finale è quello di dare vita ad “esseri pensanti”, dare ai ragazzi quello spirito critico fondamentale per affrontare una realtà globale e in continuo mutamento.

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