Mobilità 2017: le novità e le reazioni dei docenti

Non sono così positivi i commenti dei docenti all’intesa firmata nei giorni scorsi tra sindacati e Miur per la mobilità del personale scolastico per il 2017/2018. Ma andiamo a vedere cosa contiene l’accordo.

I nuovi punti

Ecco elencati i temi più scottanti del testo:

  1. Chiunque può presentare domanda di mobilità, andando a scegliere scuola, ambito o provincia.
    Ciò significa che chiunque può far richiesta, non tenendo conto dell’anno di assunzione; le preferenze potranno essere 15, 5 scuole e 10 ambiti territoriali.
  2. Il passaggio da titolarità di ambito a titolarità di scuola viene regolamentato, attraverso una specifica contrattazione, garantendo trasparenza e imparzialità.
  3. Verranno riviste le tabelle di valutazione titoli, nell’ottica di valorizzazione dell’esperienza.
    Da quanto emerso il servizio pre-ruolo avrà lo stesso peso di quello di ruolo, e non la metà, almeno per quanto riguarda i trasferimenti (non per le graduatorie interne). Inoltre verrebbero riconosciuti anche i periodi di lavoro di ricercatori a tempo determinato, dottori di ricerca o assegnisti durante un periodo di supplenza (almeno fino al 30 Giugno). Anche il diploma magistrale, ottenuto fino all’anno 2001/02, potrà essere visto come titolo di accesso.
  4. Il 60% dei posti disponibili sarà assegnato alle nuove assunzioni, il 30% alla mobilità, il 10% alla mobilità professionale.Parliamo ancora di numeri, ma questo lascia ben sperare per quanto riguarda nuovi ingressi nel mondo della scuola.

 

I dubbi dei docenti

Da dove vengono quindi le polemiche e le incertezze degli insegnanti?

Ad essere contestate sono innanzitutto le preferenze da esprimere nella domanda, con la commistione di ambiti territoriali e scuole, oltre al limite delle 5 istituzioni, ritenuto modesto e penalizzante. Anche l’eliminazione dei codici sintetici per i Comuni rappresenta per molti una perdita di tutele.

Inoltre molti non sono d’accordo con la prerogativa data ai collegi dei docenti di stabilire le procedure per la chiamata diretta, oltre alla questione degli incarichi triennali.

Infine un’ultima critica è quella della difficoltà nella stesura della domanda di trasferimento, per cui si renderà necessario ed indispensabile il ricorso alle sedi sindacali.

 

Probabilmente molto presto la questione si risolverà e ci si abituerà al nuovo sistema: noi continueremo ad informarvi sulle ultime novità!

 

 

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