Legge e scuola: disabilità, inclusione e sostegno in Italia

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La legge n. 67/06, altrimenti nota come Legge sulla Disabilità, è stata, ed è tutt’ora, di massima importanza per quanto riguarda l’attualissimo tema dell’inclusione scolastica e la gestione del sostegno in Italia.

Il primato italiano

Al riguardo occorre premettere che l’Italia detiene un primato positivo (a fronte di tanti negativi) e cioè quello di essere il Paese, scolasticamente parlando, più inclusivo d’Europa, per quanto riguarda l’handicap. La nostra legislazione scolastica, infatti, si pone all’avanguardia nel tema dell’inserimento e del recupero scolastico degli alunni in situazione svantaggiata, e non solo fisicamente (cd. “handicap allargato”).

L’istituzione della figura dell’insegnante di sostegno che, partita dalla scuola dell’infanzia e primaria, ha raggiunto man mano la scuola secondaria di primo e secondo grado (tanto da ipotizzarlo persino per l’Università), la previsione di una differenziata gamma di strumenti programmatori, socio-educativi e sanitari ad hoc, l’allargarsi della platea dei beneficiari, con l’individuazione di nuove figure di soggetti bisognosi (B.E.S. e D.S.A.), nonché tutta la dottrina in materia, hanno fatto sì nel tempo che il nostro ordinamento scolastico non abbia uguali in Europa.

La crisi economica, abbattutasi un po’ ovunque nell’ultimo decennio con la relativa necessità di ridurre il più possibile i conti pubblici ai fini di rientrare nei parametri stabiliti, ha comportato una situazione via via più conflittuale tra la Pubblica Amministrazione da una parte (legata ai suddetti vincoli) e la platea degli interessati-beneficiari del nostro sistema, in primis le famiglie.

Cosa prevede la Legge

La legge in esame, del resto, assegna ad ogni alunno in situazione di handicap grave un certo numero di ore di sostegno, stabilito nel P.E.I. (Piano Educativo Individualizzato) approvato dal Consiglio di Classe, sentita la famiglia e l’A.S.L. competente, nonché vistato dal Dirigente Scolastico, e pur tuttavia in questi ultimi anni scolastici la necessità di rispondere alle predette esigenze economiche ha fatto si che si dessero in ogni caso un numero di ore inferiore a quello previsto, risparmiando ovviamente sulle nomine degli insegnanti di sostegno.

Questa procedura, però, è stata fortemente sanzionata dalla magistratura amministrativa, proprio su ricorso delle famiglie, la quale addirittura ha condannato l’Amministrazione resistente, per “lite temeraria”, stabilendo che il diritto dell’alunno a vedersi coperto tutto il monte orario riconosciuto, risale ai principi costituzionali della salute e della giustizia formale e sostanziale.

Il riconoscimento della natura costituzionale del suddetto diritto non ha una valenza secondaria in quanto impone un principio di non ritorno a tutto il sistema ad oggi in vigore.

a cura del Prof. Avv. Vincenzo Filiberti

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