La scuola italiana vista dall’Europa

Nel mese di novembre è stata pubblicata la relazione della Commissione Europea sul Settore Istruzione e Formazione per l’anno 2016: un fascicolo per ognuno dei 28 Paesi membri. Ecco cosa si dice dell’Italia.

Come viene redatta la relazione

Il punto di partenza sono prove quantitative e qualitative che valutano quella che è stata l’evoluzione del mondo scolastico in quello Stato, soprattutto facendo un bilancio rispetto all’anno precedente.

Fattori che vengono presi in considerazione sono:

  • punti di forza e problematiche dell’intero sistema a livello nazionale
  • effettivi investimenti del Governo in materia di istruzione
  • modernizzazione della scuola, offerta di acquisizione di competenze digitali e linguistiche
  • statistiche sull’abbandono scolastico, accesso allo studio per tutti ed inclusione
  • grado di istruzione del corpo docente e degli alunni
  • qualità della formazione per gli adulti

La situazione italiana

Nel nostro caso, viene valutato il particolare stato di trasformazione in corso nel Paese dopo l’approvazione della Buona Scuola, salutata con entusiasmo e incoraggiata dalla UE.

Andando a confrontare i dati italiani con la media degli altri Paesi d’Europa viene sottolineato che:

  • l’educazione della prima infanzia (bambini tra i 4 e i 6 anni) registra un’elevata partecipazione, cresciuta rispetto agli anni precedenti
  • l’assegnazione di finanziamenti pubblici all’università e l’attenzione per l’istruzione superiore sono cresciute, portando a creare finalmente un investimento fruttuoso per il futuro
  • il personale docente presenta un’età media elevata rispetto agli altri Stati-membri, oltre ad un assottigliamento
  • tra i 30 e i 34 anni i nostri giovani hanno un livello d’istruzione e carriera di molto inferiore ai loro coetanei di altri Paesi
  • appare ancora troppo tortuosa la strada verso l’inserimento nel mondo del lavoro per i giovani: i numeri dei “cervelli in fuga” continuano a rimanere troppo elevati
  • il tasso di abbandono scolastico, pur rimanendo al di sopra della media UE, è in costante diminuzione

In conclusione la nostra è una scuola che si trova in una fase di transizione: retaggio di una cultura definita quasi “vecchia”, ma, secondo l’UE, sulla strada giusta per aprirsi alla modernizzazione e all’innovazione. Il percorso è ancora lungo.

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