Integrazione degli studenti stranieri nelle scuole italiane: problematiche e opportunità

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“De iure condendo”, come dicevano i Romani, cioè parlando del diritto auspicabile e non diritto già normato, cioè codificato, si vuole qui affrontare la problematica dell’integrazione degli studenti stranieri, intendendo per tali tutti coloro che si presentano alla scuola dell’obbligo senza una sufficiente alfabetizzazione in lingua italiana.

Scuola e società

La scuola è lo specchio dei tempi: come cambia la società, così mutano anche le dinamiche interne al mondo dell’istruzione e, forse, anche più velocemente rispetto a quello che c’è fuori.

Se, dunque, gli ultimi dieci anni hanno visto il boom dei flussi migratori, con persone di tutte le etnie e nazionalità che si sono stabilite in Italia ed hanno messo su famiglia, è naturale che si sia modificato pure il volto delle nostre classi. 

Per questo tipo di alunni, infatti, non è possibile un inserimento così tout court (come invece sta avvenendo), perché ciò crea problemi sia a questa tipologia di alunni che si trovano spaesati in una realtà estranea che neppure capiscono linguisticamente parlando, e sia a tutto il resto del gruppo della classe che è costretto a rallentare la programmazione e l’attività scolastica nel disperato tentativo di recuperare questi ragazzi.

Idee e soluzioni

Per questo motivo la proposta andrebbe nell’unico senso possibile e cioè quello di creare presso alcune scuole specializzate, divise ovviamente per ordine e grado, delle sezioni specializzate, con docenti altamente qualificati, proprio a questo scopo, ed aperte ovviamente anche d’estate (che anzi sarebbe il momento più opportuno per un’efficace azione di recupero).

Da queste sezioni, poi, al momento ritenuto opportuno dai docenti stessi, e comunque sempre previa verifica, anche scritta, gli alunni stranieri “pronti” per l’inserimento potrebbero entrare nella scuola dell’obbligo, senza perlomeno creare quei problemi di cui sopra.

Tutto questo, come è evidente, creerebbe anche una consistente serie di opportunità di lavoro creando così un filone lavorativo duraturo e certamente di non scarso rilievo economico e sociale.

C’è, tuttavia, da chiedersi se l’alunno straniero che siede in classe in mezzo ai suoi compagni è straniero solo per lo Stato: per il resto è un italiano come noi, anzi si può parlare dei “nuovi italiani”, che rappresentano il futuro del nostro Paese.

a cura del Prof. Avv. Vincenzo Filiberti

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  1. Giovanna Pandolfelli 23 Aprile 2018 12:55

    La proposta del professore mi sembra sensata, in particolare per quanto riguarda le necessarie qualifiche di tali insegnanti che dovrebbero essere specializzati nell’insegnamento dell’italiano L2 e possedere solide conoscenze di aspetti legati all’intercultura. Non ci si puo’ aspettare che tutti i docenti della scuola italiana possiedano tali competenze che invece sono necessarie per un corretto inserimento di questi ragazzi. Si potrebbe guardare ai sistemi di inserimento messi in atto dalle scuole internazionali che hanno un ricambio di alunni notevole spesso anche con conoscenze dell’inglese limitato. La scuola lussemburghese, che prevede lo studio delle tre lingue nazionali più l’inglese, ha anch’essa un sistema di inserimento con classi parallele. Sono tutti sistemi che presentano diverse problematiche, tuttavia potrebbero servire da spunto per una riforma della scuola italiana in questo senso.

    Giovanna Pandolfelli
    Scrittrice ed esperta di intercultura
    Presidente Società Dante Alighieri Lussemburgo

    • Redazione 24 Aprile 2018 10:17

      Salve, la ringraziamo per aver espresso la sua opinione e per aver dato vita a una discussione interessante e profonda. Gireremo certamente il suo intervento al Professor Filiberti.
      Grazie!

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