L’insegnante di sostegno nella scuola secondaria superiore: problematiche e criticità – prima parte

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Ora affrontiamo la complessa problematica relativa all’insegnante di sostegno ed alla sua peculiare figura, specie nella scuola secondaria superiore.

Ciò non per diminuire gli insegnanti di sostegno degli altri ordini di scuola, ma semplicemente perché in questo ordine di scuola, a cavallo dell’obbligo scolastico, tale figura riveste funzioni ed assume problematiche del tutto particolari.

Insegnante di sostegno e adolescente

Nelle scuole superiori, infatti, l’insegnante di sostegno è in maniera evidente una sorta di tutor dell’inclusione, vale a dire il garante e, nello stesso tempo, lo specialista che l’alunno H si inserisca pienamente nella classe e, contemporaneamente, riesca a seguire la programmazione didattica di classe almeno per “competenze minime” (già “0biettivi minimi”) se non proprio con una vera e propria programmazione differenziata ad hoc.

L’alunno H d’altra parte nella scuola superiore è un adolescente a tutti gli effetti e, come tale, inquieto ed insicuro, ed il più delle volte mal sopporta questa figura accanto a sé e cerca di respingerla in ogni modo, proprio come un’etichetta anti-inclusiva; ne deriva che, a questo punto, l’insegnante di sostegno deve proporsi al gruppo classe come insegnante di supporto a tutta la classe, rifacendosi al suo ruolo istituzionale quale parte integrante della classe, ma questo lo allontana dalla sua funzione preminente, quella appunto di supportare tecnicamente e didatticamente l’alunno H, privandolo di fatto di tale supporto.

La parola del legislatore

Negli ultimi anni si è discusso molto di come cercare di conciliare queste diverse esigenze, cercando di offrire all’insegnante di sostegno in tale situazione una possibile via d’uscita, ma alla fine il legislatore ha preferito (anche per motivi economici) optare per un’inclusione senza un reale supporto in classe; infatti nei decreti delegati di attuazione della riforma dell’insegnamento di sostegno si stabilisce che l’insegnante di sostegno resti in classe, cioè con ore e alunno assegnati, solo per i casi di programmazione differenziata (ossia per i casi clinicamente più gravi), mentre per gli altri che sia il Consiglio di classe a gestire la realizzazione delle loro competenze minime, avvalendosi del caso dell’insegnante di sostegno come una specie di specialista esterno, comunque a disposizione dell’istituzione scolastica.

Fine Prima Parte: qui trovi la seconda parte dell’approfondimento!

a cura del Prof. Avv. Vincenzo Filiberti

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