Disturbi Specifici dell’Apprendimento: di cosa si tratta? – prima parte

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Si parla tanto di DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), senza approfondire però qual è il metodo migliore per approcciarsi a queste problematiche e in cosa consistono effettivamente.

I DSA

Innanzitutto si deve ricordare che i DSA sono ufficialmente definiti come disturbi specifici evolutivi dell’apprendimento di origine neurobiologica.

L’uso del termine DSA si riferisce a difficoltà specifiche di:

  • lettura: Dislessia;
  • scrittura: Disgrafia e Disortografia;
  • calcolo: Discalculia.

La dislessia

La dislessia ostacola la capacità di rendere automatica la corrispondenza fra segni e suoni (attività di decodifica) in un individuo dotato di una normale intelligenza, senza problemi fisici e psicologici.

È caratterizzata da un deficit nella velocità e nell’accuratezza della scrittura: il soggetto dislessico può leggere e scrivere ma non lo fa in modo automatico, investendo tutte le sue energie, perciò si stanca rapidamente, rimane indietro e commette molti errori.

Molti bambini, visto le loro difficoltà di decodifica, tendono a scoraggiarsi e mollare quasi subito il lavoro a scuola e gli insegnanti, erroneamente, lamentano scarso impegno, disinteresse, rifiuto e, a volte, problemi di comportamento in classe. I genitori, dall’altra parte, sono perplessi e, spesso, oscillano fra comportamenti severi e punitivi e lunghi periodi di attesa sperando che il tempo aggiusti ogni cosa. Il bambino si accorge che non sa fare come gli altri ed elabora un’immagine di sé improntata sulla sfiducia.

Il risultato di questo grande malinteso che si crea fra insegnanti, genitori e specialisti è che non solo il bambino non viene aiutato proprio nella fase in cui ne avrebbe grande bisogno, ma queste errate interpretazioni delle sue difficolt ostacolano il suo recupero e allontanano l’inizio di un percorso di facilitazione.

È importante sapere che la Dislessia non è una malattia bensì un disturbo funzionale di natura neurobiologica quindi può essere considerata una caratteristica individuale del soggetto.

Il ruolo della scuola

Un bambino dislessico impara con più difficoltà, ma ciò non significa che non è in grado di apprendere. Infatti, i DSA vengono definiti:

  • Evolutivi: si manifestano in età evolutiva e il deficit riguarda lo sviluppo di abilità mai acquisite e non perse a causa di eventi traumatici (ne parleremo in uno dei prossimi articoli);
  • Specifici/Specificità: intesi come un disturbo che interessa uno specifico dominio di abilità in modo significativo ma circoscritto lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.

La scuola ha un ruolo fondamentale in quanto può attuare un riconoscimento precoce della dislessia con conseguente attuazione di una riabilitazione precoce, poiché tale riconoscimento consente un approccio corretto da parte di insegnanti e genitori mettendo l’alunno in condizioni di essere in grado di comprendere la propria difficoltà e, di conseguenza, limita i danni.

Attenzione, però, non si chiede agli insegnanti di fare diagnosi ma solo di osservare e segnalare il problema.

I campanelli d’allarme

Le difficoltà di lettura e scrittura si possono già osservare dall’ultimo anno della scuola d’infanzia e si possono avere “campanelli d’allarme” come:

  • ritardo nel linguaggio;
  • confusione delle parole che hanno una pronuncia simile;
  • difficoltà di espressione;
  • familiarità per quanto concerne problemi di lettura e scrittura.

a cura del Prof. Avv. Vincenzo Filiberti

Continua a leggere la seconda parte dell’approfondimento: clicca qui!

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