La didattica capovolta: ruoli, vantaggi e svantaggi – seconda parte

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Continua questo approfondimento sulla didattica capovolta, un nuovo modo di concepire l’insegnamento: vediamo come cambiano i ruoli e quali sono i pro e i contro.

Il ruolo dell’insegnante e del discente

Una flipped class si basa, come abbiamo visto nella prima parte del contributo, sullo spostamento del momento di acquisizione dei contenuti didattici.

L’insegnamento “capovolto” mira a far lavorare gli studenti prevalentemente in autonomia, e questo inevitabilmente modifica anche il ruolo dell’insegnante:

  • non siede più dietro la cattedra ma gira continuamente tra i banchi per monitorare le attività e l’interazione tra gli studenti;
  • è un insegnante-social dalla mente 2.0, un comunicatore e facilitatore, pronto ad informarsi e aggiornarsi tramite la Rete, in grado di produrre contenuti digitali e disposto a condividerli con i colleghi, capace di trasformare la tecnologia e Internet da strumenti quali sono a veri ambienti di apprendimento;
  • un educatore che sappia trovare nuove strategie d’insegnamento e provare nuove metodologie.

Il suo compito principale è di guida nell’elaborazione e nello sviluppo di compiti complessi. Questa metodologia didattica si distingue in due momenti:

  1. un lavoro che viene eseguito a casa che sfrutta tutte le potenzialità dei materiali culturali online;
  2. un lavoro che viene eseguito a scuola che consente di applicare, senza ristrettezze temporali, una didattica laboratoriale socializzante e personalizzata.

L’insegnante “capovolto” assume il ruolo di regista della classe, una figura che si trova tra il coach e il tutor, molto più distante da quella del docente tradizionale.

La spiegazione classica non scompare del tutto, diviene un lavoro fatto per lo più insieme agli alunni: in questa maniera lo studente è obbligato ad essere attivo perché in aula non deve assorbire passivamente le informazioni ma deve produrre conoscenza.

L’aula diventa un luogo di scambio e di conoscenza interattiva dove gli studenti, sperimentando direttamente e praticamente con il docente il materiale che viene proposto da studiare, apprendono in maniera semplificata e si sentono incoraggiati a fare del loro meglio.

Il discente che a casa ascolta le lezioni in Rete arriva a scuola già “informato” sui contenuti di base, questo permette alla classe di realizzare attività più stimolanti, di problem solving oppure produzioni originali individuali o in gruppi. Il cambiamento di metodologia didattica permette agli alunni di applicare in modo attivo in classe le nozioni apprese a casa, impegnarsi anche nella produzione di presentazioni digitali, filmati o altro grazie al supporto diretto del proprio insegnante e del gruppo classe.

Con il flipped learning il ciclo dell’apprendimento inizia a casa e non a scuola, dove lo studente può trovare da solo il proprio ritmo di studio. Gli studenti a scuola trascorrono delle ore insieme ai loro compagni in attività di apprendimento realmente significative in presenza dell’insegnante-tutor diventano lo stimolo per relazioni cooperative e competitive finalizzate a una progressione dell’autonomia e alla pubblica dimostrazione di padronanza delle materie. In classe l’allievo cerca, quindi, di applicare quanto appreso per risolvere problemi e svolgere esercizi pratici proposti dal docente.

Vantaggi e svantaggi

I vantaggi di tale metodologia didattica sono visibili, in primis, nella soddisfazione immediata degli studenti che avranno a casa compiti meno complicati da svolgere e, allo stesso tempo, attività più interessanti da fare; anche le loro famiglie che, seguendo questi ragazzi a casa nel momento principale dell’apprendimento, si rendono conto che acquisiscono a scuola competenze e capacità relative ad ogni materia in maniera concreta, stimolando, anche, l’indipendenza dei ragazzi e la loro creatività.

In questo modo, mentre la classe lavora su problemi e progetti più complessi, gli insegnanti hanno il tempo di dedicarsi ad attività di recupero per quegli alunni che hanno difficoltà. Un alunno da solo a casa, di fronte ad una difficoltà concreta, prova frustrazione e facilmente si arrende con il pericolo di produrre una serie di insuccessi che rischierebbero di portarlo lontano dalla scuola. Eseguire gli stessi compiti in classe, affiancato da insegnanti e compagni riduce il senso d’inadeguatezza e previene l’abbandono. Allo stesso tempo, viene così fornita la possibilità di fare esercitare gli alunni più dotati su attività diversificate e complesse.

Nella flipped classroom ogni discente diventa davvero protagonista della propria formazione e procede con il proprio passo: ci sarà il discente che ha l’esigenza di ascoltare la lezione più volte e potrà farlo con tranquillità, mentre quello più dotato potrà approfondire.

La soddisfazione è anche per i docenti che si accorgono di ottenere risultati di apprendimento molto superiori alla norma. Infatti registrare le lezioni è molto semplice, ci sono applicazioni e software totalmente gratuiti che sono facilissimi da utilizzare.

Nella “scuola rovesciata” gli studenti partecipano attivamente alla costruzione dei contenuti e imparano facendo. Il laboratorio video offre lavoro per tutti: che sia una breve presentazione automatica o che sia un lungometraggio, esiste sempre un’idea, un’informazione che si vuole comunicare e un progetto da costruire che dà l’opportunità di esprimere diversi talenti e incrementare diversi tipi di competenza. Dal 2007 ad oggi i contenuti disponibili per il settore education si sono moltiplicati a dismisura.

I risultati di un sondaggio del 2012 organizzato dal sito Classroom Window parlano chiaro:

  • 88% degli insegnanti che hanno sperimentato la classe rovesciata provano maggiore soddisfazione in ambito lavorativo;
  • 67% riporta voti più alti nei test;
  • 80% ha notato un miglioramento nella vita di classe, soprattutto nel comportamento degli studenti;
  • 99% avrebbe continuato ad usare la flipped classroom anche l’anno seguente.

a cura del Prof. Avv. Vincenzo Filiberti

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