Coronavirus: il dialogo educativo a distanza

Negli ultimi mesi l’emergenza Coronavirus ha affidato il dialogo educativo alla grande rete. Ed è così che la scuola si è trasferita presso le dimore degli italiani, docenti e discenti che siano, sostituendo al suono della campanella una moltitudine di chat e notifiche virtuali.

Se la didattica a distanza (DaD) rappresenta una panacea insostituibile per il dialogo educativo, questa modalità on-line ha rilevato da subito alcuni problemi. Primo tra tutti è quello di aver escluso alcune famiglie che non possono usufruire della DaD, come anche quelle che si servono di strumenti poco efficienti. Nelle settimane seguenti, i fondi stanziati dal MIUR hanno migliorato la situazione.

Nonostante le difficoltà, la Ministra Azzolina ha più volte sottolineato l’impegno continuo del corpo docente, non del tutto preparato a questa nuova modalità di insegnamento. A tal riguardo, l’intervento di Giuliani su Byoblu24 suggerisce una riorganizzazione della DaD che operi su un fronte comune e il più possibile efficace.

Ma che ruolo assume il docente nella didattica a distanza? Dal tradizionale erogatore di informazioni a facilitatore del cognitivo, l’insegnante innovativo è un mediatore in linea con le nuove esigenze scolastiche. L’insegnante-formatore definisce le competenze che i discenti devono apprendere per la soluzione di un certo problema. Fondamentale è la produzione di materiale formativo che sia coerente con gli obiettivi didattici.

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

Una sfida concreta che supera le barriere della didattica frontale e permette ai docenti di spaziare e sperimentare concretamente l’articolo 33 della Costituzione Italiana.

Assia Liberatore

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