Contratto per i lavoratori della scuola: finalmente il rinnovo

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La mattina del 9 febbraio 2018, dopo una non stop durata tutta la notte, si è giunti alla conclusione delle trattative che hanno portato alla firma per il rinnovo del Contratto relativo al Comparto della Pubblica Amministrazione Istruzione e Ricerca.

Perché il blocco della contrattazione collettiva

Siglato dai sindacati confederali, Cgil Cisl e Uil, l’accordo giunge dopo anni di vacanza contrattuale durante i quali nessun governo si era preoccupato di accantonare, nelle varie manovre finanziarie, le risorse necessarie per il rinnovo dello stesso.

Il blocco della contrattazione collettiva per i lavoratori della scuola, e per tutti i dipendenti statali, era stato stabilito nel 2010 nel D.lgs 78/2010 art.9, comma 17, convertito nella Legge Finanziaria 122/2010 art. 1, comma 1. La Corte Costituzionale con sentenza n. 178 del 24/06/2015 aveva, però, decretato l’illegittimità costituzionale delle norme che contenevano il blocco della contrattazione collettiva di lavoro nei confronti del pubblico impiego, stabilendo che il protrarsi eccessivo nel tempo del blocco dei contratti fosse illegittimo e incostituzionale.

E così arriviamo all’accordo del 30 novembre 2016, siglato tra i sindacati Confederali e il Ministro della Funzione Pubblica, in cui si garantisce l’accantonamento delle risorse economiche necessarie a coprire un aumento stipendiale medio non inferiore a 85 € per i dipendenti pubblici. Nello stesso accordo si insiste particolarmente sulla necessità di riportare al centro del sistema lavoro il Contratto Collettivo Nazionale, troppo spesso svilito da norme e riforme che andavano in contraddizione con lo stesso.

Il nuovo Contratto Collettivo Nazionale

Il C.C.N.L. deve ritornare ad essere il luogo deputato per garantire diritti e doveri dei lavoratori, in quanto è quella la sede  in cui può attivarsi il confronto tra le parti coinvolte, le quali non possono essere altro che i diretti interessati, cioè il datore di lavoro e le rappresentanze sindacali dei lavoratori.

I punti importanti

Alla luce di quanto affermato, vediamo ora quali sono i punti salienti sulle novità introdotte dal nuovo contratto:

  • il bonus di merito, introdotto dalla L. 107/2015, sarà utilizzato per circa metà della somma, per incrementare gli aumenti stipendiali previsti dalle nuove tabelle; la restante somma sarà destinata alla valorizzazione del merito i cui criteri per l’assegnazione saranno stabiliti nella contrattazione d’istituto;
  • non ci sarà nessun aumento dell’orario di lavoro, così come paventato in allarmismi recenti. Sono quindi confermate sia le attuali ore relative alle attività di insegnamento che quelle funzionali allo stesso (ad es. consigli di classe, collegio dei docenti, scrutini per un massimo di 40 ore più altre 40 in un anno);
  • l’assegnazione del personale ai plessi alle sedi di servizio non sarà più di sola prerogativa dirigenziale, ma diventerà materia di confronto tra le parti;
  • accolta la richiesta da parte degli insegnanti che non riceveranno più e-mail e messaggi anche di notte per riunioni o comunicazioni: il nuovo contratto prevede “il diritto alla disconnessione, a tutela della dignità del lavoro, messo al riparo dall’invasività delle comunicazioni affidate alle nuove tecnologie”;
  • non vi sarà più l’obbligo di restare per tre anni nella sede a cui si è stati assegnati, ma con la mobilità sarà possibile chiedere un’altra destinazione, se la scuola ottenuta non era stata precedentemente richiesta dal docente, già dopo il primo anno: pertanto  se si è ottenuta una sede su ambito territoriale, o su una singola istituzione scolastica non indicata volontariamente dal lavoratore, non si farà più soggetti al vincolo triennale di permanenza nella sede;
  • l’introduzione di nuove sanzioni disciplinari, per casi specifici, sarà discussa in una successiva sequenza contrattuale;
  • introdotta nel contratto anche la possibilità di congedo, già prevista dalla legge, per le donne vittime di violenza;
  • introdotta per il personale ATA la modalità oraria per i permessi retribuiti, con l’aggiunta di ulteriori 18 ore, o 3 giorni, di permesso per le visite specialistiche –  questi ultimi rientreranno nel campo della malattia, ma senza la decurtazione prevista per la malattia breve dalla Legge Brunetta n. 150/2009.

Gli stipendi

Per quanto riguarda la parte economica gli aumenti salariali sono previsti:

  • da un minimo di 85,50 € lordi a un massimo di 110,70 € lordi per i docenti, a seconda della fascia di anzianità di servizio e dell’ordine di scuola occupato;
  • per il personale ATA, invece, si parte da una base di 80,40 € lordi mensili e si arriva a un massimo di 99 €, anche in questo caso la somma è individuata in rapporto all’anzianità di servizio ed al profilo svolto.

Nei prossimi articoli riporteremo le singole schede dettagliate.

di Fabiola Ortolano

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