Come funziona l’alternanza scuola-lavoro

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È stato uno dei punti fondamentali della riforma scolastica del governo Renzi, esaltato da molti e bocciato da altri: stiamo parlando dell’alternanza scuola-lavoro. Vediamo in cosa consiste e come funziona.

La legge 107 del 2015, la cosiddetta Buona Scuola, ha sancito questa nuova idea di scuola aperta, per cui l’istituzione dovrebbe favorire la crescita, la formazione e prevenire i problemi di disoccupazione e disallineamento tra domanda e offerta nel mercato del lavoro: può assolvere a questo compito aprendosi al territorio, collaborando con le imprese e gli enti e rendendo gli studenti protagonisti del processo.

Il comma 33 della legge 107 prevede che:

Al fine di incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti, i percorsi di alternanza scuola-lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, sono attuati, negli istituti tecnici e professionali, per una durata complessiva, nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi, di almeno 400 ore e, nei licei, per una durata complessiva di almeno 200 ore nel triennio. Le disposizioni del primo periodo si applicano a partire dalle classi terze attivate nell’anno scolastico successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge. I percorsi di alternanza sono inseriti nei piani triennali dell’offerta formativa.

Dall’anno scolastico 2015/2016, l’alternanza è obbligatoria per gli studenti del terzo anno, mentre dall’anno in corso è stato esteso anche agli studenti del quarto; dall’anno scolastico 2017/2018 entrerà definitivamente a regime con il convolgimento dell’intero ultimo triennio, per un totale di circa 1 milione e mezzo di ragazzi.

L’alternanza scuola-lavoro è vista come un’esperienza educativa, a cui collaborano le istituzioni scolastiche e le strutture del territorio, attraverso un preciso progetto formativo: si vogliono fornire competenze, offrire un’opportunità di ingresso nel mondo del lavoro, stimolare il senso di iniziativa, imprenditorialità e creare un ponte tra due mondi che sono stati per troppo tempo lontani. Questo è l’auspicio del Governo, criticato da una parte della scuola e del mondo politico, che ritiene molto spesso forzato il percorso, poco utile, non giustamente controllato e fondamentalmente non utile per i giovanissimi.

 

 

Le strutture ospitanti nel progetto della Buona Scuola

Possono proporsi come enti in cui svolgere quest’attività di lavoro:

  • Imprese e rispettive associazioni di rappresentanza;
  • Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura;
  • Enti pubblici e privati,anche quelli del terzo settore;
  • Ordini professionali;
  • Musei e altri istituti pubblici e privati dei settori del patrimonio e delle attività culturali, artistiche e musicali;
  • Enti che svolgono attività legate al patrimonio ambientale;
  • Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.

Queste strutture ospitanti devono garantire capacità strutturali, tecnologiche ma anche organizzative, in modo da assicurare ai ragazzi un’esperienza utile, piacevole e realmente formativa. Per partecipare all’alternanza scuola-lavoro la struttura dovrà designare un tutor, individuare l’istituzione scolastica di riferimento – attraverso l’apposito strumento del MIUR – con cui creare un rapporto di collaborazione, assicurando le caratteristiche di sicurezza e tutela della salute degli eventuali giovani “lavoratori”. Inoltre ci si dovrà iscrivere al Registro nazionale per l’alternanza scuola-lavoro, pubblicizzare l’iniziativa anche sui propri canali di comunicazione e creare dei percorsi concreti di formazione per gli studenti.

Il ruolo delle istituzioni scolastiche

La scuola deve, dall’altra parte, controllare ed assicurare un’esperienza di lavoro consona ai propri alunni.

  1. Innanzitutto il dirigente scolastico dovrà individuare, sempre grazie al Registro Nazionale, le strutture ospitanti adeguate e creare con le stesse delle convenzioni.
  2. Nominare un tutor o referente della scuola che seguirà il percorso di ogni singolo ragazzo all’interno della struttura prescelta, fornendo supporto e vigilando sull’effettiva messa in pratica del piano formativo stipulato inizialmente.
  3. Produrre una certificazione finale in cui sono indicati i risultati conclusivi dell’esperienza, in collaborazione con il tutor dell’azienda.
  4. Alla fine di ogni anno scolastico verrà data anche una valutazione agli enti, con un report dettagliato in modo da assicurare un servizio di alto livello agli studenti.

Il ruolo della scuola è, come sempre, quello di assicurare ai propri alunni l’acquisizione di competenze utili per la loro vita futura; allo stesso modo le imprese dovrebbero investire sulla formazione dei più giovani per ritrovarsi a distanza di anni ragazzi che entrano in modo consapevole nel mondo del lavoro.

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