Abilitazione all’insegnamento: le nuove regole non convincono tutti

Le regole per diventare insegnanti cambiano e anche sostanzialmente. Non ci sono ancora comunicazioni ufficiali rispetto alla nuova procedura di abilitazione all’insegnamento, ma più di una indicazione consente di delineare il quadro generale che si va delineando per i prossimi anni.

Partiamo col dire che per diventare insegnanti sarà necessario prima abilitarsi per poter partecipare ai concorsi. Per fare questo, sarà necessario ottenere 60 crediti universitari per partecipare a un concorso scuola che sarà ulteriormente semplificato rispetto a quelli che dovrebbero essere attuati entro fine anno.

Dunque dopo l’addio alla prova preselettiva, si profila anche la semplificazione che porterà a un concorso scuola composto unicamente da una sola prova scritta e seguito dall’anno di formazione e prova. Questo servirà, nelle intenzioni del Miur, a rendere più semplice l’attuazione dei concorsi scuola con cadenza annuale.

Tutto ciò comporterà l’addio al requisito dei 24 CFU in discipline pedagogiche, antropologiche e psicologiche ormai pubblicamente denigrati più volte dal ministro Bianchi, e ritenuti un requisito che non risponde alle aspettative del reclutamento insegnanti così come immaginato dal nuovo Governo.

Per i candidati al concorso di educazione motoria alla primaria, il requisito dei 24 CFU resta fondamentale per la partecipazione e tale concorso sarà abilitante. Per approfondire puoi leggere questo articolo.

Cosa che sta creando non poche polemiche: gli insegnanti del coordinamento nazionale di Scienze della Formazione Primaria, ritengono ingiusta questa disparità di trattamento: “se per le scuole secondarie ci si potrà abilitare solo in virtù di questi nuovi requisiti, perché i laureati in Scienze motorie, che insegneranno nella scuola primaria (come da bozza della Legge di Bilancio 2022) non dovranno possedere gli stessi requisiti didattici e pedagogici?”. Una domanda cui il ministro dovrà rispondere nei prossimi giorni.

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