Il punto della situazione sui 24 CFU: servono o no?

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I laureati in possesso dei 24 CFU sono in attesa di un concorso a cattedra, e soprattutto sono in attesa di sapere se effettivamente i crediti conseguiti avranno la loro importanza.

Da dove escono i 24 CFU?

L’equivoco nasce dalle direttive del Decreto Legislativo n. 59/2017, colpevole in qualche modo di aver disciplinato il percorso per diventare insegnanti nella scuola secondaria prevedendo la necessità da parte dei candidati dell’acquisizione dei 24 CFU in discipline antropo–psico–pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche.

L’accesso all’insegnamento nella scuola secondaria, quindi, se si fa eccezione per le classi di concorso della tabella B per le quali è sufficiente un diploma, prevede come condizione necessaria l’essere in possesso dei CFU per l’insegnamento. Cosa che ha costretto molti neolaureati a provvedere in tal senso al recupero di tutti i crediti richiesti.

24 Cfu indispensabili per il Concorso scuola

La scorsa legislatura, nella parte pensata per l’accesso all’insegnamento, aveva quindi previsto la necessità di conseguire laurea + 24 CFU + concorso + 3 anni di FIT (Formazione iniziale e tirocinio).

Cosa che ha spinto molti aspiranti insegnanti a conseguire anche i 24 CFU, preoccupati dal non farsi trovare pronti ai nastri di partenza di un concorso che doveva arrivare a metà 2018.

Il dietrofront del Ministro Bussetti

Con il cambio del Governo, però, molte di queste certezze hanno iniziato a vacillare. Il nuovo ministro Bussetti ha infatti paventato la possibilità che i 24 CFU possano non essere più requisito indispensabile di accesso al concorso, ma solo titolo aggiuntivo.

La prospettiva non soddisfa coloro i quali, anche con un esborso economico, si sono affrettati a mettersi in regola per poi scoprire di aver provveduto al conseguimento di un titolo non vincolante ma solo aggiuntivo.

In tutto ciò regna incertezza, perché il concorso scuola dovrebbe arrivare a breve, ma nel caso di cambio di idea sui 24 CFU sarebbe necessaria una modifica legislativa, che porterebbe i tempi ad allungarsi ulteriormente.

Il Concorso scuola nel 2018 non si far

Forse non sarà questo il motivo per cui il concorso non sarà bandito a fine 2018, ma certo contribuisce al ritardo e al senso di incertezza generale che non giova al mondo della scuola.

Sembrava una delle poche certezze quella relativa allo svolgimento nel 2018 del nuovo concorso scuola, che avrebbe avuto poi cadenza biennale successiva. E invece tutte le speranze degli aspiranti insegnanti, con il cambio alla guida del Governo, sono state disattese.

L’obiettivo del Ministro Bussetti è quello di avere in cattedra docenti giovani e fare in modo che le assunzioni vadano a buon fine, per scongiurare che accadano situazioni come quelle di quest’anno, con 57mila posti autorizzati e ben 32mila cattedre rimaste vacanti.

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